Eran trecento eran giovani e forti e ..non sono morti!

Alle elementari ci inculcavano delle certezze che alla luce dei fatti tali non erano, almeno in parte.

La famosa poesia di Luigi Mercantini, che ricorda la sfortunata impresa di Carlo Pisacane e dei suoi trecento patrioti non è rispettosa dei fatti. I patrioti non erano tutti dei convinti rivoluzionari ma in gran parte dei detenuti non politici liberati a Ponza. Ma dove l’autore scivola per comporre la frase d’effetto che ha reso famosa la poesia più di lui, è sull’esito della missione.

Sia chiaro fu un fallimento, soprattutto per la non discesa in campo dei liberali locali in sostegno di Pisacane, ma i trecento non morirono, almeno non tutti.

Non molti sanno che i sopravvissuti, più di duecento, furono processati a Salerno, condannati a morte e su pressioni del Governo inglese (due coinvolti erano appunto inglesi) si videro commutare la pena venne in ergastolo.

Garibaldi tre anni dopo sbarcando in Sicilia si ricordò di liberarli a Favignana dove soprattutto era detenuto Giovanni Nicotera allora ventinovenne.

Giovanni Nicotera nel 1867 divenne Ministro dell’Interno del Regno d’Italia.

Ho raccontato questa storia per rafforzare la tesi che spesso le false ricostruzioni storiche sono più diffuse di quanto si crede ed è necessario diffidarne.

Il libro di Giancristiano Desiderio “Pontelandolfo 1881” adempie in modo esemplare a ricostruire i fatti e sgombrare il campo da falsità diffuse in questi anni da diversi autori che sono diventati “neoborbonici” di “professione”.

Nel libro si capisce come si è costruito il mito della strage e come è dimostrabile che i fatti andarono in modo diverso. Non si vuole con tale ricerca minimizzare la gravità dei fatti e il difficile momento storico post unitario che sconvolse le popolazioni meridionali non in grado per coltura e condizione economica a contrastare efficacemente le avversità.

Tommaso Picone

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