La “Carta” di Sant’Agata de Goti

Dichiarazione su usura e debito internazionale” del 1997 inizia a trovare la sua applicazione.

L’Equador si ispira alle massime definite in occasione degli Eventi Alfonsiani

Avv. Luigi Razzano
del Comitato per l’attuazione della Carta di Sant’Agata de Goti

Ritengo utile attirare l’attenzione sugli accadimenti recenti in Ecuador, sequestro del Presidente della Repubblica e tentativo di colpo di stato, proprio quando con coraggio il Presidente affrontava il tema del debito internazionale dello stato.

Ho l’onore di partecipare al Comitato Scientifico per l’attuazione della Carta di Sant’Agata de Goti, che, sotto la guida del Prof. Pierangelo Catalano, segue i profili giuridici della problematica del debito dei paesi in via di sviluppo e l’usura internazionale, in questa veste ho avuto l’onore di incontrare, sia in Italia che all’estero, molte persone che si occupano di questa tematica.

La circostanza che mi incuriosisce negli accadimenti di questi giorni, è il contesto. L’America Latina sta vivendo una stagione indubbiamente positiva, ha lasciato alle spalle gli anni settanta con le loro contrapposizioni ideologiche. Il bagno di sangue di quegli anni è passato, le dittature militari sono state archiviate, con una operazione di rimozione, ma sono state archiviate, un’alternanza democratica è stata garantita in tutte le nazioni latinoamericane. Perché allora una situazione fuori tempo, un golpe maldestro o una provocazione sfuggita di mano. In queste ore convulse non è dato sapere, ma un profilo del Presidente Correa e della sua maggiore iniziativa politica può servire a capire il contesto.

Verso la fine degli anni ottanta gli Stati Uniti, maggiori creditori dei paesi in via di sviluppo affidarono a Nikolas Brady la redazione di un piano per ripianare i debiti contratti da quei paesi. Il piano Brady succedeva al precedente piano Baker. Brady, è bene ricordarlo, è amico d’ infanzia di Bush Sr.,sono stati compagni di college a Yale, ed è stato Bush a imporlo come ministro del Tesoro, negli ultimi mesi dell’ amministrazione Reagan, e poi a riconfermarlo una volta vinte le elezioni.

Del resto, Nick Brady non è un ministro del Tesoro qualunque, laureato a Yale, con un master in business administration ad Harvard, dal 1971 all’ 87 è stato presidente una finanziaria di Wall Street. I paesi che sottoscrissero inizialmente il piano Brady furono Argentina, Brasile, Bulgaria, Costa Rica, Repubblica Dominicana , Ecuador, Messico, Marocco, Nigeria, Filippine, Polonia,ed Uruguay. Questi paesi sottoscrissero i Bond Brady, certamente il padre di tutti i Bond, obbligazioni spazzatura che hanno causato la crisi finanziaria degli scorsi anni. La chiave innovativa introdotta dai Brady Bonds fu di trasformare i debiti in prodotti finanziari, commerciabili dalle banche, in modo da trasferire la concentrazione del rischio da pochi soggetti ed estenderli ad una pluralità di soggetti, i comuni cittadini sottoscrittori dei bond. Questo obiettivo fu raggiunto attraverso la sottoscrizione di contratti primari tra gli stati debitori ed I FMI. I testi di questi contratti, redatti da Brady, sostanzialmente identici per tutti gli Stati, non sono ma stati resi pubblici, anzi i singoli stati, li hanno secretati, per cui l’accesso agli stessi era formalmente interdetto.

Lo stato creditore e le sue Banche, ovviamente non avevano e non hanno alcun interesse a rendere pubblico il contenuto dei contratti. Tali contratti, per il fatto di essere sottoscritti con Stati, non rientravano nel diritto privato, ma nel mare magnum di pacta sunt servanda, principio cardine del diritto internazionale. Le variabili contenute nei contratti, sottoscritti sostanzialmente per adesione, ( gli stati sottoscrittori erano in buona parte dittature militari sostenute dagli Stati Uniti) sono ; la valuta; mai quella dei paesi debitori ma sempre quella del paese creditore sostanzialmente il dollaro, il cui andamento è in modo sostanziale fuori dal controllo politico del paese debitore; ed il ultimo, ma non come ultimo, il contratto in se, con clausole palesemente insostenibili. A partire dagli interessi del 18/20% annuale con anatocismo trimestrale, Foro Competente New York, al momento della sottoscrizione lo Stato firmatario, rinunciava ad impugnare qualsiasi clausola del contratto.

E mentre per il sottoscrittore la prescrizione era immediata, per il FMI si prescriveva 19 anni e 11 mesi dopo la morte dell’ultimo dei discendenti dei Kennedy, (formula che per gli analisti resta misteriosa) . In caso di controversia, lo Stato sottoscrittore rinunciava a farsi rappresentare da Avvocati. Dai verbali dei consigli dei ministri ,ecuadoregno ,risulta che i lavori preparatori alla sottoscrizione dei contratto, circa 1200 pagine sono stai letti ed approvati in meno di mezz’ora ed a tarda sera. Se queste sono state le basi dello sviluppo e del sottoviluppo c’e solo da vergognarsi, se queste sono state le basi della finanza creativa si capisce che non si tratta di macroeconomia, nè della scuola degli economisti di Chicago, ma di raggiri. Si comprende citando il presidente del Brasile Lula, perché gli economisti mondiali erano sempre prodighi di consigli per risolvere le crisi dei paesi in via di sviluppo, mentre oggi non sono in grado di elaborare ricette per risolvere la crisi dei paesi sviluppati. Chiaramente tutte queste clausole erano secretate, e nessun soggetto privato in una legislazione nazionale potrebbe proporle, ma una banca italiana, che non potrebbe sottoscrivere contratti usurai,riceve da una sua filiale alle Bahamas, o altra Banca che contrae un mutuo a tassi usurari, e trasferisce alla filiale italiana solo le obbligazioni e non il contratto,è perfettamente legale. Mentre gli studiosi tra cui Michel Angel Espeche Gil, potevano solo teorizzare che quei contratti erano illegali , il Presidente dell’Ecuador, Rafael Vicente Correa Delgado,Economista, già ministro delle finanze, formatosi in America ed Europa, ha istituito una Commissione d’inchiesta generale per il debito pubblico, denominata CAIC. Sostanzialmente tale commissione, dopo aver avuto accesso ai documenti coperti dal segreto di stato, ha dichiarato illegittimo il debito ed il Presidente Correa, prendendone atto ha annullato gli enormi interessi accumulati dalle Banche USA. Poiché i contratti sono quelli redatti da Brady, le clausole sono le stesse, gli avvocati sono gli stessi, il meccanismo è lo stesso, gli interessi sono gli stessi e quindi con molta certezza gli esiti saranno gli stessi, anche negli altri paesi sudamericani. Il Presidente Correa è stato rieletto con grandissimo margine, ed è inutile dire quanto gli USA lo amino. Correa cattolico e socialista ha fatto molti più danni di tanti folkloristici lider maximo. Con orgoglio campanilistico si rivendica che i principi giuridici cui si rifà la CAIC partono anche dalla Commissione di Studio su Usura e Debito Internazionale alla commissione parteciparono insigni giuristi Europei e Latinoamericani, il risultato finale fu la Dichiarazione su Usura e Debito Internazionale che si articola in XIV punti, che si tenne nella nostra Città di Sant’Agata de Goti nel 1997, presieduta dall’allora Segretario di Stato Ratzinger, oggi Benedetto XVI.

Per completezza di informazione allego il testo della Carta ed i membri della commissione che la redasse.

Carta di Sant’Agata de Goti
Dichiarazione su usura e debito internazionale
Ci ispiriamo dunque al pensiero del Dottore della Chiesa Sant’Alfonso de’ Liguori, che si fonda, per quanto attiene alle problematiche della proprietà e dei contratti, sull’antica giurisprudenza e sullo ius Romanum.

Nella coerenza della tradizione giuridica romana e cristiana, che costituisce il tronco comune del sistema giuridico universale, riaffermiamo, di fronte ai poteri nazionali e internazionali, la vigenza di alcuni principi generali del diritto, come parte dello ius cogens .

Le vicende, negli ultimi venti anni, del debito internazionale e dei contratti di carattere finanziario concernenti i Paesi in Via di Sviluppo, rendono necessaria una nuova ricognizione dei seguenti principi generali del diritto che sono anche fonte del diritto internazionale, come lo riconosce l’art. 38, 1 c dello statuto della Corte Internazionale di Giustizia.

I. Buona fede oggettiva nella formazione, interpretazione ed esecuzione dei contratti.

Il principio prescrive di comportarsi secondo buona fede oggettiva, adeguatezza dell’informazione e correttezza nelle trattative e nella formazione del contratto; nella interpretazione di esso e nella determinazione del contenuto dello stesso; nella esecuzione; nel fare valere le proprie pretese, divenendo criterio normativo anche di valutazione del comportamento del creditore, che non deve tradursi in un abuso di diritto (infra XI); esso si trasfonde altresì in altri principi di carattere particolare, esso fonda e integra il principio pacta sunt servanda .

II. Libertà contrattuale

Il principio prescrive che la formazione della volizione contrattuale sia difesa non solo formalmente, ma anche sostanzialmente contro possibili erronee o parziali rappresentazioni della realtà, o dei suoi possibili sviluppi, alterazioni o manipolazioni che inducano alla conclusione del contratto, abusi dello stato di bisogno o di pericolo o di necessità di una parte, così come altri abusi di posizioni dominanti, che possono essere tali sotto i diversi profili economico, tecnologico, dell’informazione, e della possibilità di incidere sugli stessi sviluppi futuri, e che comportino vizi del consenso e/o danni, o precostituzione di situazioni di controllo diretto o indiretto comunque lesive della libertà stessa;

esso implica la liceità ed anche l’utilità generale dell’unione dei contraenti deboli, al fine di evitare o ridurre preventivamente l’eventualità dei vizi predetti, e comporta l’illiceità di condotte che la contrastino;

esso prescrive che quanto voluto, anche negli elementi accessori, clausole d’uso, clausole onerose ecc., non sia contrario a norme imperative e all’ordine pubblico politico ed economico;

esso si collega altresì con la funzione sociale del contratto che implica l’obbligo di collaborazione.

III. Divieto di culpa in contrahendo

Il principio vieta qualsiasi lesione, abuso o deviazione della libertà contrattuale mediante dolo, colpa o inosservanza della buona fede oggetiva.

IV. Causalità dei contratti

Il principio prescrive che in ogni contratto, in base alle circostanze contestuali alla conclusione dello stesso, si persegua un risultato pratico, concretamente realizzabile, non solo non contrario a norme imperative e all’ordine pubblico politico ed economico, ma soprattutto meritevole di tutela;

esso prescrive altresì la esistenza, validità e liceità del rapporto fondamentale posto a base dell’obbligo contratto solvendi o cavendi causa .

V. Equità

L’equità deve permeare la materia dei contratti come tendenza all’equivalenza della onerosità del contratto, autonomamente valutata dalle parti, la parità e libertà formale e sostanziale delle quali sia garantita, e permanente nel corso dell’esecuzione del contratto stesso;

essa si specifica anche in una competenza riconosciuta al giudice o all’arbitro di operare una valutazione equitativa sia in funzione integrativa di un accordo lacunoso, sia in funzione correttiva, sia in funzione di una valutazione dell’accollo del rischio e pericolo.

VI. Laesio enormis/ eccessivo squilibrio delle prestazioni

Il principio vieta in modo specifico (tipizzato) la sproporzione grave fra la prestazione di una parte e quella dell’altra costituente una violazione del principio di equità all’interno della reciprocità delle prestazioni (sinallagma contrattuale).

VII. Divieto di accordi usurari

Il principio vieta in modo specifico (tipizzato) le clausole usararie come pattuizioni illecite, che non implicano necessariamente la illiceità dell’intero contratto; esso vieta altresì ogni tipo di clausola che, in modo diretto o indiretto, anche attraverso il riferimento ad indici solo apparentemente neutrali, consenta la realizzazione di interessi usurari;

esso individua un illecito che, in caso di approfondimento di una situazione di necessità, costituisce offesa non solo contro il patrimonio, ma anche contro la persona.

VIII. Diligenza del debitore

Il principio comporta che, usurando la diligenza richiesta per l’adempimento della prestazione in relazione allo specifico tipo di essa ed alle circostanze, il debitore si libera e non risponde per il caso fortuito, salvo che sia stato costituito in mora e si tratti di un caso fortuito che non avrebbe impedito l’adempimento se questo fosse stato effettuato tempestivamente, o che il caso fortuito sia intervenuto a seguito di precedente colpa del debitore stesso od egli non abbia provveduto a fare quanto possibile per ridurne le conseguenze.

IX. Rebus sic stantibus/ eccessiva onerosità sopravvenuta

Il principio comporta il diritto di ottenere il ripristino dell’equilibrio originario del contratto quando questo sia stato alterato in modo essenziale, mediante riconduzione all’equità anche ad opera di un giudice o arbitro, o lo scioglimento dello stesso a causa del sopravvenuto squilibrio delle prestazioni all’interno del sinallagma contrattuale;

tale principio si deve ritenere applicabile anche alle obbligazioni pecuniarie di fronte all’eventuale venir meno del carattere, presupposto nella considerazione giuridica del denaro stesso, della stabilità del suo costo e valore, e comporta la necessità di adeguamenti valoristici del principio nominalistico (in considerazione del se e come si sarebbe contratto se si fossero previste le condizioni sopravvenute, fonti di gravi sperequazioni).

X. Favor debitoris

Il principio permea la materia dei contratti e obbligazioni come tendenza a contenere o ridurre l’onerosità del vincolo che astringe il debitore, ed a tutelare la parte debole del rapporto obbligatorio del contratto in una società caratterizzata da gravi squilibri socio-economici (esso è, ad es., anche presente alla base del diritto del lavoro, del diritto del consumatore ecc.).

XI. Divieto di abuso di diritto

Il principio vieta, tra l’altro, l’esercizio della pretesa creditoria laddove esso sia diretto al conseguimento di un arricchimento ingiusto, o ad altro tipo di vantaggio improprio, diretto o indiretto, o, in relazione alle circostanze concrete ed alle condizioni del debitore, violi principi generali e/o pregiudichi diritti fondamentali dell’uomo o prerogative essenziali degli Stati, o laddove si evidenzi comunque un uso scorretto di tale esercizio, che viene a perfezionare una ipotesi di dolus generalis seu praesentis .

XII. Beneficium competentiae

Il principio prescrive che anche l’esecuzione per inadempimento della obbligazione, e le condotte equivalenti, debbano salvaguardare le esigenze vitali fondamentali del debitore, ponendo un limite a quanto può essere esigito in relazione alle sue sostanze o entrate;

esso esclude la fondatezza e la liceità di condotte che direttamente o indirettamente non tollerino il limite predetto e comportino, per il soddisfacimento del credito, la riduzione in stato di bisogno del debitore.

XIII. Inviolabilità dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita

Il principio prescrive che ogni individuo ha diritto a un livello di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari;

esso non ha carattere programmatico, ma pone agli Stati, sia industrializzati sia in via di sviluppo, un obbligo di risultato il cui adempimento richiede l’adozione di misure nazionali e di misure di cooperazione internazionale;

esso può essere annoverato fra gli obblighi erga omnes ;

la violazione massiccia di esso, in cui possono concorrere fattori esterni che condizionano in modo determinante l’adempimento da parte degli Stati, costituisce un crimine internazionale da parte degli Stati titolari dell’obbligo, così come di quanti rendono agli Stati impossibile l’adempimento.

XIV. Autodeterminazione dei popoli

Il principio prescrive che tutti i popoli hanno il diritto di determinare liberamente il loro status politico e di perseguire liberamente il loro sviluppo religioso, culturale, sociale ed economico;

esso comporta che, a questi fini, ogni popolo possa disporre delle sue risorse in piena libertà; qualsiasi limitazione a tale libertà derivante da obblighi assunti nel quadro della cooperazione economica internazionale è lecita solo se basata sul principio del beneficio reciproco, e in ogni caso nessuna limitazione è lecita se priva un popolo dei propri mezzi di sussistenza;

il principio è sicuramente di ius cogens ; la sua violazione, sia diretta sia attuata mediante un uso distorto della cooperazione economica internazionale, costituisce un crimine internazionale da parte degli Stati ai quali sia riconducibile.

Sant’Agata dei Goti, 29 settembre 1997

Membri della Commissione di studio su usura e debito internazionale

– Prof. Asdrubal Aguiar, ministro della Presidenza della Repubblica del Venezuela, già membro della Corte Interamericana dei Diritti Umani.

– Prof. Francesco Busnelli, Scuola Superiore Sant’Anna (Pisa).

– Prof. Pierangelo Catalano, Università di Roma “La Sapienza”, coordinatore del Grupo de Trabajo de Jurisprudencia del CEISAL-Consejo Europeo de Investigaciones Sociales de America Latina.

– Prof. Raffaele Coppola, Università di Bari.

– Prof. Miguel Angel Espeche Gil, ambasciatore della Repubblica Argentina, membro del Consiglio Consultivo del Parlamento Latinoamericano.

– Padre Prof. Sabatino Majorano, Accademia Alfonsiana (Roma).

– Prof. Sergio Marchisio, direttore dell’Istituto di Studi Giuridici sulla Comunità Internazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

– Prof. José M. Peláez Marón, Università di Siviglia.

– Prof. Fausto Pocar, prorettore dell’Università di Milano, membro e già presidente del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

– Prof. Sandro Schipani, direttore del Centro interdisciplinare di Studi Latinoamericani dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

– Prof. Alvaro Villaça Azevedo, direttore de la Faculdade de Dereito della Universidade da Såo Paulo.

Ai lavori della Commissione, a Sant’Agata dei Goti, hanno inoltre partecipato:

Prof. Luigi Labruna, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II”, presidente del Comitato Scienze giuridiche e politiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Prof. Pietro Perlingieri, Università di Benevento; Prof. Piero Roggi, Università di Firenze, Delegato del Sindaco di Firenze per il Giubileo dell’anno 2000; Prof. Sebastiano Tafaro, Università di Bari; Prof. Leo Valladares Lanza, Comisionado nacional de los Derechos Humanos, de la República de Honduras, Tegucigalpa.

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