L’importanza di essere donna

Ho avuto un moto di profonda indignazione quando ho visto sfilare per le strade di Roma l’allegro corteo di femminucce, all’esito dell’incontro con Gheddafi. Rabbia, sgomento e furore mi hanno investito come una tempesta; sì, mi sento offesa come donna, come madre e come cittadina.

corano–180x140Come donna, perché alla loro età, all’età di queste ragazze che con naturalezza dichiarano di aver accettato soldi per ascoltare il leader libico, io pensavo che femminile significasse dignità, parità dei diritti e libertà. La storia di un Paese non può e non deve essere misconosciuta e il nostro Paese la storia l’ha scritta anche con il sacrificio delle giovani donne che si sono battute per un ruolo attivo nella politica, nel mondo del lavoro, nella società: i cortei dei miei tempi e delle donne che oggi – spesso con sorriso beffardo – definiamo sessantottine avevano il sapore della battaglia per la civiltà. E’ umiliante scoprire che quel grido di battaglia abbia soffiato vento nelle vele della degenerazione consumistica, che le figlie dell’Italia di oggi siano fiere di definirsi veline.

Come madre, perché a mia figlia mi sforzo di trasmettere l’orgoglio di essere donna, il privilegio di vivere in uno Stato che non ci costringe al burka, la necessità di confrontarsi con chi il velo lo porta con consapevolezza e voglia di riscatto. A mia figlia dico che il fine non può giustificare sempre i mezzi e che se la crisi non ci rende solo più poveri ma anche meno liberi, non per questo dobbiamo rinunciare a costruire un futuro migliore, non dobbiamo adeguarci ed essere another brick in the wall.

Come cittadina, perché mi chiedo qual è il limite oltre il quale l’appartenenza a questo popolo non è più individuata dalla legge, ma dall’orgoglio di identificazione nella sua storia; quanta parte di questa storia c’è in quelle ragazze?

Non tutte le donne sono pronte a tutto; non c’è un prezzo per tutto.

La ragion di Stato non può sopraffare le libertà degli individui; la democrazia non è demagogia.

La scia di “folklore” che ha lasciato Gheddafi in Italia diventa la misura della nostra povertà e della nostra incapacità di affrontare la crisi. Crisi che prima di essere economica, è di valori.

Ci pensi il nostro Presidente del Consiglio prima di rilasciare dichiarazioni sull’accaduto.

Maria Cristina Razzano

1 settembre 2010

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